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Pasquale il coniglietto...

Un racconto di Karin Lasser

 

Mancava ormai poco a Pasqua. 

Come ogni anno e coniglietti si erano ritrovati a scuola in una piccola radura nel bosco per creare bellissime uova di Pasqua colorate.

Per la prima volta poteva partecipare anche il piccolo Pasquale, un coniglietto è molto vivace.

Non vedeva l’ora di iniziare a lavorare immergendo il pennello nei grandi barattoli di vernice che si trovavano su uno sgabello davanti a lui. L'entusiasmo con cui si mise all’opera portando il pennello sul primo uovo bianco fu tale che il colore schizzò da tutte le parti e, in un batter d’occhio, si ritrovò coperto di macchie dalla punta delle orecchie alla punta della coda. La vernice gocciolava persino dagli alberi intorno a lui.

Gli altri coniglietti cominciarono a prenderlo in giro: "Guardate com'è sporco, sembra un maialino!", gridavano. Oppure: "Buongiorno, Signor Orecchie gialle. È delle poste?" E ancora: "Quella zampetta rossa non ti fa male?"

Quando anche il maestro lo esortò a stare un po’ più attento e a non combinare pasticci, Pasquale ne ebbe abbastanza: "Non lascerò che continuino a prendermi in giro", si disse. "Mi laverò e d’ora in poi indosserò un grembiule".

Per fortuna in terra, davanti a lui, c’era lo straccio che gli aveva dato alla mamma. Si chinò e, nel rialzarsi, ecco che accade la seconda disgrazia: con le sue lunghe orecchie rovesciò lo sgabello su cui stavano i barattoli di vernice e il cestino con le uova bianche. Che disastro! E che risate! Pensare di continuare a dipingere le uova di Pasqua era ormai fuori discussione.

Quindi il maestro decise di mandare a casa e coniglietti e di proseguire il giorno dopo, una volta tornata la tranquillità.

Il piccolo Pasquale si vergognava così tanto che non aveva il coraggio di tornare a casa.

Dopo essere rimasto lungo nascosto dietro un albero nella radura del bosco, cominciò a rimettere tutto in ordine. Raccolse con cura le uova che erano cadute nel colore e tre… Non poteva credere ai suoi occhi: erano diventate bellissime.

Nel cadere, le uova erano rotolate sul terreno ricoperto di morbido muschio e sui loro gusci, prima che finissero nel colore, si erano depositati  fiorellini e fili d’erba.

Sulle uova, ora che si erano asciugate, erano rimasti dei bei disegni. Pasquale era al settimo cielo e sprizzava gioia fino alla punta delle sue lunghe orecchie.

Ripulì tutto, mise le uova più belle sullo sgabello e andò a casa soddisfatto.

Il giorno dopo, quando tutti i compagni di scuola di Pasquale arrivarono alla radura per l’ora di pittura e videro suoi capolavori, rimasero a bocca aperta.

"Come hai fatto a farle diventare così belle?" Chiesero a Pasquale. Ma lui si allontanò facendo cenno di no con la mano e, assumendo un’espressione importante, risposi: "Questo, miei cari amici, rimarrà il mio segreto professionale!"

 

 

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