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Il Canto delle Pietre

Abbiamo scoperto le opere id Pinuccio Sciola, per la prima volta, nel settembre del 2005 al Terminal B dell’aeroporto di Fiumicino.

La mostra-installazione «La poesia della pietra» era formata da sette sculture e creava, in uno spazio circolare di 50 metri quadri, un «paesaggio sonoro di conoscenza» per tutti i visitatori, che potevano ammirare le opere transitando come se fossero al centro di una piazza. 

Questa mostra ci ha molto incuriositi; chi era questo artista sardo così originale?

Pinuccio Sciola è stato un personaggio visionario e ostinato, deciso a cambiare le sorti della sua terra e della sua comunità, il mago che ha dato voce alle pietre.

Nato a San Sperate da una famiglia contadina, già da adolescente partecipa, come autodidatta, a una mostra-concorso che gli permette di ottenere una borsa di studio per iscriversi all’Istituto d’Arte di Cagliari. Dopo il liceo si trasferì prima a Firenze e in seguito all’Accademia Internazionale di Salisburgo, fino ad arrivare all’Università di Moncloa a Madrid.

Sviluppa e perfezione la sua idea di arte e presto riesce ad arrivare ben più lontano della sua Sardegna, esponendo le sue opere in mostre sempre più importanti: dalla Biennale di Venezia nel 1976, fino ad arrivare all’Expo Internazionale di Hannover e all’Avana nel 2002.

Eppure, dopo ogni viaggio, Sciola sceglie comunque di tornare nel suo paese d’origine, ed è proprio a San Sperate che nel ‘68, mentre il Paese viene attraversato dalla protesta giovanile, Pinuccio Sciola avvia la sua pacifica “rivoluzione dei muri bianchi”, intonacando i muri di terra cruda in tutto il paese per trasformarli in enormi e candide tele diventando così pioniere del muralismo sardo, richiamando negli anni artisti internazionali.


Le pietre sonore

La svolta dell’opera di Sciola arriva nel 1996 quando svela al mondo il canto della pietra.

Partendo da un amore particolare per una materia muta e statica, dedica decenni a studiarla, plasmarla e modificarla.

Le forme semplici, scolpite con martello e scalpello, conservano ancora tutta la loro naturalezza e bellezza originarie, tanto che spesso continuano ad essere abitate da muschi e licheni.  

Lavorando con costanza certosina questi massi, e ricavandone delle geometrie ordinate e insieme fantasiose, Sciola ha dato a queste pietre una dimensione di imprevedibile leggerezza, e quelle geometrie incavate cerano una magia… all’alzarsi di ogni folata di vento, l’aria passando nelle scanalature fa suonare le pietre. Pietre di calcare lavorate a pettine vibrano come corde di una chitarra, pietre quadrettate di basalto suonano appena vengono sfregate con altri pezzi di pietra.

Le pietre hanno iniziato a “cantare” suoni diversi e ben definiti a seconda della densità della roccia e del tipo di incisione. È questo l’incantesimo di Sciola: far cantare un materiale muto.
“Da tempo con la pietra vado scoprendo emozioni sopite da silenzi irreali, ma la musica che riesco a far scaturire dalle sculture non ha niente di terreno, sono suoni astrali. Questo non fa che confermare una mia intuizione quando ho scoperto il cielo dentro il basalto”, dichiara Sciola in un’intervista.

Le pietre sonore vengono presentate, per la prima volta, in occasione del Festival Time Jazz di Berchidda in Sardegna e suonate dal percussionista Pierre Favre.

Questi particolari strumenti musicali sono in grado di riprodurre suoni articolati e di differente intensità, sprigionano suoni melodiosi ad ogni sfioramento o delicata percussione.

Le pietre sono blocchi di basalto di differenti dimensioni percorse da incisioni parallele, regolari e di diversa profondità e la luce che li attraversa da vita a giochi meravigliosi.

Secondo l’artista questa materia ha una memoria palpabile dell’origine dell’universo e la mantiene nei suoi reticolati, lui stesso la chiama la «spina dorsale del mondo». Questa, se maneggiata da mani esperte, può far riecheggiare la voce del Tempo intrappolata nei blocchi di pietra.

"Quando la sfioro, con la coda dell’occhio vedo che molti si commuovono e, a volte, piangono. Io so di avere una missione – confida lo scultore – quella di ricreare un nuovo rapporto con la natura”.

La roccia non è più immobile e fredda, ma vibra, emette suoni e trasmette a chi la ascolta tutta la forza della terra.

È sorprendente sentire una roccia “cantare”, e l’incredulità che ne deriva contribuisce in qualche modo a risvegliare il rispetto per la potenza della natura.

Il fascino di queste sculture musicali scaturisce dal coinvolgimento di più sensi, è un’esperienza avvolgente come la natura stessa che proietta chi ha la possibilità di viverla in un paesaggio dove odori, colori e forme sono senza tempo.

A San Sperate Pinuccio Sciola ha lasciato un qualcosa di unico: quello che è stato ribattezzato il Giardino sonoro o delle pietre che suonano. È qui, in uno spazio aperto e libero, che ha raccolto una serie di sue grandi opere e le ha lasciate a disposizione di tutti. La sua tecnica era sofisticata e originale.

Quello che commuove di un autore come Sciola sono la semplicità e la leggerezza.
È un lasciar fare all’oggetto che ha tra le mani. Quanto alle geometrie bellissime che traccia su quei massi sembrano emergere più che da un disegno preordinato da un lasciarsi guidare la mano. Come se già sentisse il suono che ne sarebbe venuto…

 

Pinuccio Sciola

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